Cucina sociale. Un’occasione sprecata
Proposta di cucina sociale bocciata, nonostante la struttura sia stata ammodernata e sovradimensionata per servire anche scuole e asili.
Servizio esternalizzato, tre lavoratrici licenziate, qualità a rischio.
La RSA avrebbe potuto produrre i pasti tramite coprogettazione da attivare da parte del Comune, creando lavoro e una nuova entrata economica. Altri Comuni lo fanno già.
L’amministrazione Chimini, che ha nominato il CdA, deve assumersi la responsabilità politica.
La cucina non è un appalto. È cura e comunità.
Come Fare Comune, avevamo avanzato una proposta concreta e sostenibile:
Fare della cucina della RSA un vero centro di produzione pasti al servizio di anziani, scuole e territorio. Una proposta respinta dalla maggioranza.
Va ricordato un dato fondamentale. Gli ambienti della cucina della RSA sono stati recentemente ristrutturati e volutamente sovradimensionati per essere in grado di sostenere una produzione ampia, compatibile con la fornitura per scuole ed eventualmente asili. Non sfruttare appieno questa struttura è un grave spreco, sia in termini di investimenti pubblici già sostenuti, sia di potenzialità perse per la comunità.
La scelta del CdA della RSA, nominato dall’Amministrazione comunale, di esternalizzare il servizio cucina ha prodotto conseguenze pesanti:
-Il licenziamento di tre lavoratrici, con una sola riassunta dalla ditta subentrante.
-Il timore di un peggioramento della qualità del servizio, con possibile minor attenzione alle esigenze degli anziani.
-L’abbandono del progetto di cucina sociale, atteso da cittadini e famiglie, in particolare dai genitori delle scuole.
Le lavoratrici della RSA hanno denunciato pubblicamente una decisione frettolosa, presa senza un reale confronto, che ha cancellato diritti, professionalità ed esperienza costruite in anni di lavoro. Anche i congiunti degli ospiti hanno espresso forte preoccupazione per l’impatto umano di questo cambiamento e per il futuro della qualità della vita dei loro cari.
C’è poi un ulteriore aspetto, troppo spesso taciuto. Attraverso strumenti di coprogettazione, la RSA avrebbe potuto ottenere la produzione dei pasti, beneficiando di una nuova e significativa entrata economica, molto utile per l’equilibrio di bilancio della struttura. Questa strada è già stata percorsa con successo da altri Comuni, come Carrara, Cinisello Balsamo, Livorno e Verolanuova.
Per questo chiamiamo direttamente in causa l’Amministrazione comunale. Chi nomina il CdA non può sottrarsi alla responsabilità politica delle scelte compiute. Anche alla luce delle notizie sul possibile riconoscimento regionale dell’extraproduzione (contributo sempre pervenuto negli ultimi 6 anni), chiediamo trasparenza, analisi dei dati e la riapertura del confronto.
La cucina della RSA non è un semplice appalto. È un luogo di lavoro, cura, relazione e comunità. Continueremo a difendere un’idea diversa di servizi pubblici, in cui le persone e il territorio vengono prima e in cui investimenti, competenze e risorse non vengono lasciati inutilizzati.
Fare Comune