Caso Migross: quali garanzie per l’interesse pubblico?
Nel Consiglio comunale è stata discussa l’interrogazione sulla Convenzione urbanistica relativa al Piano Attuativo “Migross 1”. Il punto centrale riguarda gli obblighi che il privato avrebbe dovuto assumere a favore del Comune: non solo la cessione di parcheggi pubblici, poi trasformata in monetizzazione, ma anche la sistemazione di via Religione e dell’incrocio con la strada statale 45 bis, opere importanti per la viabilità e per l’interesse collettivo.
La criticità principale emersa riguarda il modo in cui questi obblighi sono stati regolati. Nella prassi, quando un privato realizza opere pubbliche o di pubblica utilità, il Comune dovrebbe tutelarsi con progetti chiari, indirizzi tecnici propri, direzione lavori pubblica o comunque controllata, collaudi, cauzioni adeguate e tempi certi. Nel caso Migross, invece, molte di queste garanzie sembrano essere venute meno.
Particolarmente grave appare il cambiamento tra quanto previsto negli atti approvati e quanto poi inserito nella Convenzione stipulata davanti al notaio. In origine era previsto che il progetto delle opere su via Religione e sull’incrocio con la 45 bis fosse redatto dall’Amministrazione comunale e diretto dal Comune. Nella Convenzione finale, invece, progettazione e direzione lavori risultano affidate al soggetto attuatore privato.
Questo significa che il privato può progettare, dirigere e realizzare opere su suolo pubblico, con controlli comunali che appaiono insufficienti o comunque non chiaramente disciplinati. Mancano inoltre elementi fondamentali: un documento di indirizzo del Comune, penali efficaci per eventuali ritardi, garanzie piene per danni a beni pubblici o a terzi e una chiara definizione degli importi effettivamente a carico del soggetto attuatore.
La domanda politica, quindi, è semplice: perché il Comune ha rinunciato a strumenti di tutela che avrebbe potuto e dovuto prevedere? Quando si parla di opere pubbliche collegate a un grande intervento privato, l’Amministrazione deve garantire che l’interesse collettivo venga prima di tutto. Su Migross, invece, resta il dubbio che il Comune abbia lasciato troppo spazio al privato e troppo poche garanzie ai cittadini.